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Una voce per i diritti umani

Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, liberata grazie a una grande mobilitazione internazionale, rischia di tornare nuovamente in prigione

in  diritti umani , persone

Una voce per i diritti umani

(Paolo Tognina) In occasione della giornata della libertà di stampa, Idil Eser, attivista turca per i diritti umani, ha parlato - a Lugano -, delle condizioni in cui versa il diritto alla libertà d’espressione nel suo Paese. E ha condiviso il racconto di alcune esperienze attraverso le quali è passata.
"Sono stata in prigione per 113 giorni, compresi i giorni di detenzione preventiva. Sono stata in tre diversi penitenziari, quasi sempre rinchiusa nell'area destinata ai terroristi", ha ricordato. "Ma devo precisare", ha aggiunto, "che non ho subito nessun maltrattamento fisico e che la maggior parte degli agenti e dei secondini si sono comportati correttamente, applicando le procedure previste dai regolamenti. Sono stata tuttavia sottoposta a restrizioni particolari in quanto sospettata di appartenere all'organizzazione "gülenista", e perciò mi è stato permesso di vedere il mio avvocato solo una volta la settimana. Inoltre, i nostri incontri sono stati filmati e si sono svolti alla presenza di una guardia".

Una voce per i diritti umani

Accuse pretestuose
Il nome di Idil Eser è balzato agli onori della cronaca internazionale il 5 luglio dello scorso anno, quando è stata arrestata - insieme a sette colleghi e due formatori -, mentre stava seguendo un seminario di Amnesty a Büyükada, un’isola al largo di Istanbul. Tra le accuse formulate contro di lei, anche l'appartenenza al movimento Gülen, ritenuto responsabile del fallito golpe turco del luglio 2016. "L'accusa è formulata in un linguaggio che non è facile da interpretare", precisa. "Per quanto riesco a capire, sono accusata di far parte di un'associazione che costituirebbe un pericolo o di sostenere tale associazione. Insieme ad altri, sono anche stata accusata di preparare una sollevazione, di avere condotto attività di spionaggio e di finanziare il terrorismo. Si tratta, ovviamente, di accuse del tutto ridicole".

Idil Eser, all'uscita dal carcere

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La solidarietà aiuta
Dopo quasi quattro mesi di detenzione, Idil Eser è stata liberata, lo scorso 25 ottobre, insieme al gruppo di attivisti fermati con lei. Sul gruppo - ribattezzato “Istanbul 10” - pende tuttora l'accusa di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”, per la quale rischiano fino a 15 anni di carcere.
La liberazione di Idil Eser è il risultato di una vasta campagna di mobilitazione internazionale che ha prodotto una forte pressione sul governo di Ankara. Quando ha compiuto gli anni, in cella, il 13 ottobre 2017, sono state organizzate manifestazioni in quasi duecento Paesi. Idil Eser è stata ricordata anche a Lugano, nell’ambito del Film Festival Diritti Umani. In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, Idil Eser ha ribadito l'importanza della solidarietà internazionale.
"Le campagne a sostegno dei difensori dei diritti umani, o di chiunque abbia subito violazioni dei diritti umani, funzionano. A volte bastano alcuni mesi, altre volte occorrono anni, ma voglio dire che è importante tenere duro. Io sono un esempio del fatto che le campagne possono raggiungere lo scopo per cui sono state lanciate".

Una voce per i diritti umani

Difesa dei diritti umani
Idil Eser è nata nel 1963 a Istanbul, ha frequentato l'università della sua città natale e poi ha studiato negli Stati Uniti, alla Columbia University, dove ha conseguito un master in Affari Internazionali. Ha lavorato come traduttrice e come dipendente di diverse ONG o fondazioni nel settore dei diritti umani e della protezione dell'ambiente. Nella primavera del 2016, due mesi prima del golpe che ha cercato di destituire il presidente Erdogan, è stata nominata direttrice di Amnesty International Turchia. "Credo nei diritti umani, credo che ogni società dovrebbe rispettarli", ci dice. "Si tratta di valori universali - non legati all'Occidente, o all'Europa -, che appartengono a tutti. Per poter funzionare, una società ne ha bisogno. Sono entrata a far parte di Amnesty proprio perché credevo e credo nei diritti umani. Ero cosciente che ciò poteva comportare dei rischi, e ho fatto il mio lavoro. Sennò, che ci sarei entrata a fare?".

Le campagne a sostegno dei difensori dei diritti umani, o di chiunque abbia subito violazioni dei diritti umani, funzionano.

Restrizioni della libertà
In Turchia, la situazione per giornalisti e difensori dei diritti umani è difficile. Dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016, le autorità hanno messo in atto una dura repressione. "Oltre 100'000 persone hanno perso il loro posto di lavoro, e non hanno la possibilità di ricorrere contro tale misura", ha ricordato Eser. "Si tratta di una grave violazione dei diritti umani. Noi, in quanto Amnesty International, non potevamo non occuparci della questione: i difensori dei diritti umani non possono scegliere di ignorare che ci sono vittime e trasgressori, e devono puntare il dito sui casi di violazione e chiedere al governo di intervenire, nel rispetto delle leggi nazionali e dei trattati internazionali che la Turchia ha firmato. Quando sono stata arrestata, i media hanno detto che stavo partecipando a una riunione segreta. Non era vero: in quella riunione stavamo parlando dei casi di violazione dei diritti umani. Durante le sedute del tribunale, lo abbiamo ampiamente provato e dimostrato".
Circa 150mila persone sono state poste sotto indagine. Nel 2017 sono stati chiusi 180 media, il che ha portato alla perdita di circa 2.500 posti di lavoro, fra giornalisti e altri impiegati. Inoltre, più di 140 giornalisti e professionisti del settore sono ancora in carcere in attesa di processo.

Una voce per i diritti umani

In attesa di giudizio
Temporaneamente libera, al rientro in Turchia Idil Eser dovrà affrontare altre tappe del processo. "Il processo non è finito, penso che ci troviamo a metà strada circa. Credo che il momento in cui verrà annunciato il verdetto sia ancora lontano. Il tribunale ha chiesto di raccogliere ulteriore documentazione e ha ordinato ulteriori indagini. Non so quanto tempo ci vorrà, ma credo che ci saranno ancora numerose sedute".
Parlando con Idil Eser, l'impressione è quella di avere di fronte una donna piena di vita, sì, ma anche stanca e provata. Mi racconta che in carcere, ogni volta che poteva, abbracciava le persone che incontrava. Pur di godere qualche istante di umanità. E che tra le pareti grigie, di cemento, dei penitenziari nei quali è stata rinchiusa, bramava i colori e la vista degli alberi. Ha qualche speranza che le cose, in Turchia, possano cambiare?

Sbarre invisibili
"La Turchia è un Paese strano, molto dinamico, che sa cambiare con grande rapidità. E dunque è molto difficile fare delle previsioni su cosa potrebbe accadere in futuro. Non posso dire di essere ottimista, ma credo che ci sia speranza, fintantoché ci saranno persone che credono nella democrazia e nei diritti umani".
A microfono acceso, è tutto quello che mi dice. Una volta spento il registratore, mi guarda, e poi, lentamente, dice: "Non posso dire tutto, non posso parlare di ogni cosa". È uscita dalla prigione, Idil Eser, ma è come se stesse sempre ancora dietro delle sbarre.